Salari rubati economia politica e conflitto ai tempi del salario gratuito. Il rifiuto del lavoro ai tempi della precarietà 2019-03-15

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materialismo storico: La risottomissione del lavoro dopo la sconfitta di classe in un festival della fantasia negriera

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La discussione si è poi arricchita di due esperienze che cercano, in maniera decisamente differente, di contrastare l'attuale condizione precaria. La sfida che abbiamo di fronte non è solo la riappropriazione del proprio capitale fisso ma anche, e forse soprattutto, la capacità di autogestione del proprio capitale variabile. Riprendiamo un testo di Franco Berardi dal libro Salari rubati. Per rifiutare questo lavoro è necessario un reddito di base incondizionato. In meno di dieci anni lo smart-phone ha davvero cambiato tutto nella comunicazione, nella mobilità urbana, nel commercio, e perfino nella cognizione e nel linguaggio. Il rapporto di scambio — il mercato — ne copre, infatti, la concreta determinazione.

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Imprinting e lavoro gratuito: riflessioni a partire da Salari rubati (Ombre corte, 2017, a cura di Francesca Coin)

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La valorizzazione capitalistica necessitava così di nuove fonti. Non sorprende che il lavoro non pagato, la cui diffusione è ben mappata in Salari rubati, prenda a modello il lavoro riproduttivo, un lavoro che sta subendo processi di finanziarizzazione e taylorizzazione tipici del settore logistico. Sono condizioni necessarie, non ancora sufficienti. Come emerge da entrambi i volumi, il sindacato svolge un ruolo che non si limita alla mediazione del conflitto tra capitale e lavoro, ma agisce come attivo fattore di precarizzazione: si pensi agli accordi tra le organizzazioni sindacali confederali e il Comune di Milano prima di Expo 2015 che includono per la prima volta il lavoro non pagato, come riporta Andrea Fumagalli. È senza dubbio vero che il lavoro non pagato ha innanzitutto delle conseguenze sul piano della distribuzione dei redditi, conducendo a un sostegno della quota del sovrappiù che va a remunerare i profitti e le rendite a scapito dei salari. Contro un dominio che mette in discussione la stessa possibilità di riprodurre la vita, come ha notato , il regime del salario va aggredito contemporaneamente tanto sul terreno della produzione quanto su quello della riproduzione. Ciononostante lo smart-phone non ha contribuito se non marginalmente a contrastare gli effetti della stagnazione, non ha rilanciato la dinamica della.

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Andrea Fumagalli: L’economia politica del comune

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Non si tratta dunque di promuovere la decrescita: si tratta di semiotizzarlo entro categorie diverse da quelle del capitale, si tratta di distinguere il processo di arricchimento della sfera utile dal processo di valorizzazione di capitale. Si pensi, ad esempio, della tendenziale informalità del lavoro in generale. In alcuni casi si manifesta un ritorno della relazione schiavistica, soprattutto in sezioni marginali del lavoro mondiale, dove la violenza ha ripreso il posto di comando. E la risposta si basa su alcuni presupposti di analisi che vale la pena qui ricordare. Economia, politica e conflitto ai tempi del gratuito, a cura di Francesca Coin, Ombre Corte 2017. A ciò va ad aggiungersi una forma di remunerazione non monetaria che sembra comunque in grado di soddisfare una parte della domanda necessaria ad assorbire quanto il sistema capitalistico produce. Pertanto lo sfruttamento si basa anche su una dinamica qualitativa che si realizza genericamente nella definizione di un mutato rapporto sociale di produzione, che comporta una chiamata in causa una interpellazione del soggetto produttivo anche al di là della convenzione salariale fordista.

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blackblog francosenia: L’economia della promessa!!!

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Il problema, semmai, è come arrestare la pretesa di dominare il tempo che il salario, in qualsiasi forma esso si presenti, paradossalmente anche quando sembra assente, avanza sulle nostre vite. Tale dinamica pone una serie di nodi teorici ed empirici rilevanti. La soggettività è dunque oggi suggestionata a prodursi e riprodursi come se fosse una specie di impresa che deve continuamente agire — pena il suo fallimento — sulla società-mercato in modo competitivo e prestazionale. Al tempo stesso però la diffusione di forme di non retribuito indica il fatto che la misurazione che era alla base del è venuta meno. Chi scrive partecipa ed è animatore del sito di Effimera. Il denaro necessario a monetizzare la produzione viene pertanto a essere composto dai tradizionali finanziamenti monetari erogati attraverso il credito, cui vanno ad aggiungersi i rendimenti finanziari attesi riferiti al valore degli assets che compongono il capitale proprio degli imprenditori.

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In questa rincorsa al nuovo paradigma, si rischia di perdere la bussola per strada. Quali sono le conseguenze della diffusione del lavoro non pagato? Innanzitutto fa problema la sua incancellabile dimensione limitata e localizzata, che nega il terreno globale come spazio di iniziativa. Quali sono le conseguenze della diffusione del lavoro non pagato? Guardando da entrambe le prospettive il neoliberalismo appare come un enigma irrisolto, eppure proprio la convivenza di due modelli inconciliabili sembrerebbe costituire la ricetta del suo successo senza storia e senza fine. «Il lavoro gratuito — scrive Francesca Coin, curatrice di un volume collettaneo Salari rubati. È possibile procedere ad una sua decodificazione? Sette lezioni per sovvertire il presente, ombre corte, 2013. Non possiamo allora limitarci a ingannare il tempo, perché chi ne scandisce il ritmo ne controlla ogni battito.

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Il lavoro gratuito approfondisce questa crisi, colpendo la possibilità dell'aumento di una domanda interna. Quel libro era stato scritto poco primo che scoppiasse la crisi finanziaria globale del 2008, dalla quale a quasi 10 anni di distanza non siamo ancora riusciti a uscire in modo definitivo e completo. È dunque la codificazione economica, la prescrizione della come modello e come aspettativa, che funziona come una gabbia che imbriglia le possibilità di godimento del prodotto del sociale. Quando si passa dal lavoro della ripetizione al lavoro della differenza, tutto cambia dal punto di vista della misurabilità. Nota metodologica I La ricerca teorica in questo libro si muove sulla falsariga della metodologia operaista.

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Cerchiamo di spiegarci meglio: il saggio di sfruttamento nella teoria marxiana è, come noto, determinato dal rapporto tra lavoro non pagato e lavoro pagato. Nel millennio precedente la legge dello scambio aveva profondamente permeato tutte le sfere della vita e aveva accompagnato la storia della rivoluzione industriale. Negli ultimi decenni la potenza produttiva ha continuato la sua espansione, si è anzi accelerata, e ha avuto una penetrazione più capillare che mai. Il concetto di è una codificazione economica di quel. È anche qui, a nostro avviso, che devono concentrarsi le pratiche di inchiesta.

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Contro il regime del salario. Sul dominio del tempo tra fabbrica e metropoli

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I sindacati, ad esempio, si opposero alla introduzione della tecnologia nel processo di lavoro e dedicarono la loro forza a difendere i posti di lavoro esistenti, legando così il loro destino alla composizione del lavoro industriale che in quella transizione stava perdendo la sua funzione centrale. In meno di dieci anni lo smart-phone ha davvero cambiato tutto nella comunicazione, nella mobilità urbana, nel commercio, e perfino nella cognizione e nel linguaggio. Come emerge da entrambi i volumi, il sindacato svolge un ruolo che non si limita alla mediazione del conflitto tra capitale e lavoro, ma agisce come attivo fattore di precarizzazione: si pensi agli accordi tra le organizzazioni sindacali confederali e il Comune di Milano prima di Expo 2015 che includono per la prima volta il lavoro non pagato, come riporta Andrea Fumagalli. Una logica dello sfruttamento che non assume il lavoro salariato come suo spazio privilegiato di funzionamento, e che ricorre alle componenti riproduttive della vita trattandole come risorse da cui estrarre valore. Su questo aspetto ci siamo soffermati in Andrea Fumagalli, Bioeconomia e capitalsmo cognitivo, op.

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Si veda Christian Marazzi, Che cosa è il plusvalore? Che ci aspettiamo dal futuro, oltre alle deprimenti prospettive probabili di stagnazione, di competizione sempre più dura e di precarietà sempre più profonda? Non bisogna andare nella sempre meno lontana Cina per scoprire il lavoro salariato, ma nelle campagne aretine, nei vicoletti napoletani, nei «distretti artigianali» della Riviera del Brenta. Mercati finanziari, lotte sociali e nuovi scenari politici, ombre corte, 2009. La composizione degli investimenti si è modificata. Allo stesso tempo indebolisce il ruolo maschile del capofamiglia, maschio, portatore del pane in famiglia protagonista della società salariata. La seconda esperienza è quella delle lavoratrici e lavoratori della RiMaflow, un tentativo di rispondere collettivamente alla condizione di disoccupazione ed espulsione dal mercato del lavoro.

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Andrea Fumagalli: L’economia politica del comune

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Il concetto di crescita è una codificazione economica di quel processo. In alcuni casi si manifesta un ritorno della relazione schiavistica, soprattutto in sezioni marginali del mondiale, dove la violenza ha ripreso il posto di comando. In questi anni, il lavoro gratuito è in rapida crescita — lo ritroviamo nei grandi eventi come Expo, in stage e tirocini sino all'alternanza scuola-lavoro - a normalizzare quello che per lungo tempo è stato un ossimoro: l'impiego di lavoro libero e non pagato. Limitandoci alla sola produzione italiana, facciamo riferimento, tra gli altri e le altre, in ordine alfabetico a Franco Berardi, Sergio Bologna, Maurizio Lazzarato, Christian Marazzi, Sandro Mezzadra, Cristina Morini, Antonio Negri, Matteo Pasquinelli, Gigi Roggero, Carlo Vercellone, Paolo Virno … Anche a chi scrive. Per questo ancora, torna il tema del conflitto — e della crescita di una rete di realtà autogestite. La critica spietata che il femminismo marxista rivolgeva negli anni Settanta a Marx, oggi può essere estesa alle «buone pratiche» del «capitale umano» Anna Curcio. La soggettività è dunque oggi suggestionata a prodursi e riprodursi come se fosse una specie di impresa che deve continuamente agire — pena il suo fallimento — sulla società-mercato in modo competitivo e prestazionale.

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